Mantova è una piccola città se si contano gli abitanti, ma è molto grande se si contano le idee, che sono alla base di quello che serve per innescare opportunità e cambiamenti. Fin dai tempi del Rinascimento la città è sempre stata grande da questo punto di vista, una sede di opportunità per artisti, un punto di riferimento per la cultura e la società, un luogo di slancio verso il futuro.
Ma anche la “città dei Gonzaga” ha vissuto periodi bui, come per esempio gli anni della Seconda Guerra mondiale. Abbiamo infatti la possibilità di raccontare, attraverso gli archivi di stato il ricordo di cinque mantovani, esiliati al confine, alle isole tremiti per “attività pederastica” e considerati “elementi pericolosi per la sicurezza pubblica”. Anni in cui il fascismo eliminava ogni “disturbo” e ogni “diverso”. Non è un caso che le uniche foto che abbiamo di loro siano foto tessere riservate a criminali. Catullo, Francesco, Gaetano, Mario e Plinio sono i primi ragazzi che documentano una Mantova omosessuale e l’inizio seppur tragico di una comunità che si sarebbe estesa fino a noi.





A Mantova passano poi tanti anni di silenzio sul tema dell’omosessualità, decenni in cui l’Italia si riprende dalla guerra, si rivolta, si arricchisce. Poi gli anni 80 e le battaglie per la parità arrivarono anche nella piccola città Gonzaghesca. Nel 1981, durante la rievocazione storica del bimillenario dalla morte di Virgilio (Mantua me genuit), il primo gruppo LGBTQIAP+ italiano “FUORI!”, capeggiato da Nedo Consoli e altri militanti mantovani organizzarono un convegno “La nostra debolezza è la nostra forza”. Fu per certo una delle ultime manifestazioni del FUORI! nella sua decennale presenza (nasce nel 1971) ma fu anche la prima uscita pubblica a Mantova, perché l’anno successivo, oltre ai vari collettivi autonomi, nasce l’ ARCIGAY. A Mantova vi parteciparono diversi personaggi che dettero origine al movimento e oltre a Angelo Pezzana, nelle foto sono presenti Enzo Francone, Marco Silombria, Corrado Levi, Silvio Malacarne, Luciano Bartoli, Fabio Saccani e Giuseppe Bovo, questi ultimi si presentarono in abiti femminili e fermati per controllo identità dalla polizia (nelle foto), per contrastare il divieto di camuffamento e travestimento, giustificato in quegli anni da leggi dette “antiterrorismo”. Il fatto venne dibattuto e contestato durante il convegno.





Nel silenzio invece della bassa mantovana, tra gli anni 80 e 90, lontano da un pubblico che non è pronto ad accoglierli, un gruppo di giovani si diverte a creare video amatoriali con copioni, costumi e grande ilarità. La comunità omosessuale mantovana è ancora reclusa in casa, ma le persone si riuniscono. In questo contesto giovani ragazzi omosessuali trovavano nuovi modi di esprimersi e nasceva in loro la necessità, sempre più impellente di emergere e far sentire la propria voce.
Pochi anni dopo la voglia di conoscere altri diventa più forte, le persone omosessuali vogliono conoscersi, fare amicizia, ritrovarsi, sapere che non sono le uniche. Nascono così, sempre nel buio, i ritrovi al parcheggio del vecchio palazzetto vicino al Te, i luoghi nascosti attorno al canile. È l’inizio di un riconoscimento di una comunità. Si creano amicizie, si cena insieme in ristoranti, si va in vacanza insieme, si fanno feste.
L’esigenza di essere un gruppo riconosciuto unito, di supporto, di divulgazione, culmina nella nascita prima di una pagina web nel 2004, e nella fondazione poi di Arcigay La Salamandra nel 2005.





Le storie e le foto dei confinati sono tratte dalla mostra ” Adelmo e gli altri – confinati omosessuali in Lucania” di Cristoforo Magistro
Le foto della manifestazione del FUORI! a Mantova sono di Giovanni Rodella e pubblicate in un foto-libro dal titolo “Come eravamo” ( La presa di coscenza del movimento LGBT+ italiano 1976-1983)
Sono parti di una raccolta di video e foto dei ragazzi che in seguito hanno fondato Arcigay la Salamandra
